Il 12 febbraio di quest’anno i coreani celebreranno una delle principali festività della Corea: il capodanno del calendario T’aeŭmt’aeyangnyŏk태음태양력(太陰太陽曆), cioè il calendario lunisolare coreano. Il calendario lunisolare è utilizzato in gran parte dell’Asia Orientale, motivo per cui il capodanno coreano coincide con quello cinese e con esso condivide le divinità animali. Nel caso dei paesi dell’estremo oriente si parla di calendario lunisolare, anziché lunare (come il calendario lunare islamico “Hijri”), perché questo si basa sia sui movimenti della luna, che sanciscono lo scorrere dei mesi, sia su quelli del sole, che determinano l’alternarsi delle stagioni.

Il sole, la luna e le cinque cime.

Questo tipo di calendario segue un ciclo sessagesimale, così per i coreani il 2021 è il trentottesimo anno del corrente ciclo, e corrisponde all’anno del bue신축년(辛丑年, il primo ideogramma è associato ad uno dei 10 tronchi celesti, il significato originale dei quali sembra oggi essere andato perduto. Questi, combinati con i 12 animali divini, vanno a formare le 60 diverse combinazioni del ciclo sessagesimale) o in puro coreano 흰 소의 해, che letteralmente vuol dire “l’anno del bue bianco”.

Il bue bianco di Lee Jung-seob, artista coreano della prima metà del XX secolo.

Secondo la leggenda il Buddha, conscio della sua imminente dipartita da questa terra, chiamò a raccolta tutti gli animali, ma solo 12 di questi si recarono a rivolgergli il loro commiato. Il bue, grande lavoratore e protagonista della vita agreste, conscio di non essere abbastanza veloce anticipò la sua partenza, ma il furbo topo se ne approfittò e gli salì in groppa. In questo modo fu il topo, che agilmente saltò da dosso al bue, a salutare per primo il Buddha. Questo lo rese, quindi, il primo segno dello zodiaco, mentre il diligente bue dovette accontentarsi del secondo posto. Questa storia ci tramanda l’idea che gli antichi coreani avevano del bue, per loro aiuto essenziale nella lavorazione dei campi, e per questo motivo essere verso il quale avere un certo rispetto: esso è, infatti, dipinto come un animale forte, zelante e paziente.

Per celebrare l’anno del bue bianco è stato creato questo francobollo. Fonte: Korea Samp Society

Il Soellal è una festa antichissima, dalle fonti risulta che essa fosse già pratica ai tempi del regno di Silla (57 a.C. – 935 d.C.). Per noi occidentali è paragonabile al Natale in quanto, durante questa festività, i coreani tornano verso le loro kohyang 고향, la terra natale, i luoghi dell’infanzia. Il concetto di kohyang porta con sé una dolcezza ed una malinconia comune a molti giovani del sud Italia. Parlo di quel senso di calore che scalda il cuore quando, dopo un anno di lavoro chissà dove in giro per il mondo, si torna a “casa” a riabbracciare la famiglia per il Natale. Così è anche per i coreani: le grandi metropoli si svuotano, molti negozi chiudono, scende un silenzio e calma fuori dal comune brusio della frenetica vita di città. In molti tornano nelle campagne, luoghi abbandonati in cerca di migliori opportunità lavorative, ma dove ancora dimorano genitori e zii. Lo stesso accade durante Chuseok 추석 (秋夕), la grande festa d’autunno che celebra il raccolto. In entrambe queste occasioni è la famiglia il fulcro dell’evento, e da ciò emerge l’ancora attuale importanza dello hyo, la pietà filiale, valore cardine dell’ideologia confuciana che ha caratterizzato il pensiero, la legislatura e la vita in generale dei coreani in epoca Chosŏn (1392 – 1910). Ero a Villa Borghese con un amico coreano quando, dinanzi all’Enea, Anchise e Ascanio del Bernini, questo osservò: “lo hyo non è estraneo alla vostra cultura, guarda come Enea porta sulle sue spalle Anchise: è esattamente la rappresentazione dell’ideogramma di hyo 孝, un giovane che porta sulle sue spalle un anziano”. Si tratta del rispetto, il legame e quel senso gratitudine nei confronti di chi ci ha messo al mondo, di chi ci ha cresciuto, di chi ci ha guidato in questo mondo. Lo hyo quest’anno è stato anche chiamato in causa per la campagna di sensibilizzazione volta a limitare la diffusione del Covid19. In questo periodo, infatti, per le strade coreane è possibile trovare cartelli come il seguente, in cui si sconsiglia di visitare personalmente i propri parenti e preferire forme virtuali di incontro (come la videochiamata qui mostrata), in quanto anche questa premura d’evitare di mettere a rischio i propri cari è considerato hyo.

Fonte: Ufficio Pubbliche Comunicazioni del Ministero della Cultura, Sport e Turismo della Corea del Sud

Durante Soellal i coreani indossano i sŏlbim 설빔, vestiti tradizionali dedicati a questo giorno, e con essi celebrano i riti ancestrali, facendo offerte ai loro cari defunti. Nel caso di famiglie cattoliche, le offerte e gli inchini riturali agli antenati sono sostituite dalla lettura di passi della Bibbia e canti. Dopo pranzo i bambini si inchinano dinanzi agli adulti, mostrando un profondo senso di rispetto che viene premiato con una piccola ricompensa in denaro.

Bambini in abiti tradizionali. Fonte: https://m.news.zum.com/articles/50492408

Come da noi ci si riunisce per giocare tutti insieme a tombola o a carte, anche i coreani si dilettano in giochi tradizionali come lo yunnori 윷놀이, un gioco da tavolo con pedine e dei bastoncini di bambù utilizzati in maniera similare ai nostri dadi; oppure lo yeonnalligi 연날리기, che consiste in una “guerra” di aquiloni; o il nŏlttwigi 널뛰기, una sorta di altalena a due estremità, sulle quali i giocatori saltano a vicenda.

Nŏlttwigi. Fonte: https://news.joins.com/article/8555354

Tra le pietanze più gettonate da consumare nel giorno di Seollal v’è la tteokguk, zuppa a base di tortini di riso e brodo di carne. Ho sentito varie versioni sul perché si consumi questa pietanza per il capodanno, c’è chi dice che il lungo tteok (tortino di riso) simboleggi lunga vita, mentre la sua forma una volta fatto a fette ricorderebbe le antiche monete coreane, quindi mangiarle sarebbe di buon augurio per ottenere ricchezza e prosperità (un po’ come da noi si mangiano le lenticchie accanto al cotechino, con la speranza che ci portino tanti soldi!); vi è poi chi dice che il colore chiaro del brodo ed il bianco dei tortini aiuterebbero ad iniziare il nuovo anno con una mente più limpida. Altri cibi molto apprezzati sono il manduguk, zuppa con ravioli; le hobaek jok, zucchine fritte; i japchae, vermicelli di fecola di patate saltati in padella con verdure e uova; dubu jorim, stufato piccante di tofu; galbijjim, stufato di costolette di manzo; samsaek namul, letteralmente “verdure di tre colori”. Queste pietanze sono quelle principalmente usate nei riti ancestrali, insieme a tanta frutta, come mele o le succose e costose pere coreane shingopae 신고배, e vari dolcetti tradizionali come gli yakgwa, biscotti a base di farina, miele ed olio di sesamo, i gangjeong, biscottini di farina di riso glutinoso, soffici dentro e croccanti fuori, e tanti altri ancora.

Fonte: http://kor.theasian.asia/archives/201266

Speriamo che questo bue bianco riesca, con la sua pazienza e determinazione, a riportarci alla normalità. Non ci resta che augurarvi un buon anno in coreano: 새해 복 많이 받으세요!

SARA BOCHICCHIO

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code