jesa

Tra confucianesimo e cucina: la tavola rituale coreana

Se avete viaggiato in Corea, forse visitando luoghi magnifici come il Bulguksa a Gyeongju, potreste pensare che il buddhismo sia il cuore della cultura tradizionale coreana. Certamente il buddhismo rappresenta uno dei pilastri fondamentali della tradizione del Paese. Tuttavia, la filosofia che ha messo radici ancora più profonde nella mentalità dei coreani e nel loro stile di vita, fortemente incentrato sulla famiglia, è il confucianesimo.

Il rispetto per gli anziani, la memoria degli antenati e l’idea della famiglia come centro della vita sociale si sono formati nel corso di una lunga tradizione confuciana.

Seguendo questa antica eredità culturale, molte famiglie coreane, in occasione del Capodanno lunare (Seollal), si riuniscono con parenti e familiari per celebrare un rito in onore degli antenati, chiamato jesa (제사). La jesa è una cerimonia durante la quale la famiglia prepara un’offerta di cibo e compie gesti rituali per commemorare i propri cari defunti. Nelle famiglie più legate alla tradizione, il rito non si svolge soltanto durante le grandi festività come Seollal o Chuseok, ma anche nell’anniversario della morte degli antenati.

Tradizionalmente, prima di iniziare a preparare i cibi rituali, si riteneva importante purificare il corpo e la mente. Durante la preparazione si cercava di mantenere un atteggiamento raccolto e rispettoso, pensando agli antenati. Spesso si utilizzavano stoviglie riservate esclusivamente alla jesa, separate da quelle di uso quotidiano. In passato, si pensava anche che chi era in lutto recente o gravemente malato non dovesse partecipare alla preparazione del cibo. Oggi queste credenze possono apparire in parte superstiziose, ma riflettono il desiderio di mantenere il tempo e lo spazio del rito in una dimensione speciale e simbolicamente pura.

Sulla tavola rituale vengono disposti riso, zuppa, carne, pesce, vari tipi di frutta e dolci tradizionali. Sebbene vi siano differenze regionali e familiari, c’è un piatto che non manca quasi mai: il jeon().

Il jeon è una preparazione fritta in padella: carne, pesce o verdure vengono passati nella farina, immersi nell’uovo e poi cotti nell’olio. Tra tutti i piatti della jesa, è uno di quelli che richiede più tempo e lavoro. Durante le festività, le famiglie si riuniscono per ore a pulire gli ingredienti, infarinarli, passarli nell’uovo e friggere numerose varietà di jeon. Proprio per il tempo e la cura che richiede, il jeon è diventato simbolo del rispetto verso gli antenati e dell’impegno condiviso della famiglia.

jeon di jinsoo jang

C’è anche un’altra ragione storica per cui il jeon è diventato un piatto rituale. In passato, l’olio e la farina erano ingredienti preziosi e costosi; i cibi fritti erano quindi riservati alle occasioni speciali. Le grandi festività e i riti ancestrali erano considerati i momenti più importanti dell’anno, e si desiderava offrire agli antenati il meglio possibile.

Tra i jeon più rappresentativi troviamo il donggeurangttaeng (동그랑땡, polpette di carne macinata appiattite e fritte), il dongtae-jeon(동태전, fettine di merluzzo impanate e fritte) e kkocchi-jeon(꼬치전, gli spiedini fritti). Pur variando da regione a regione e da famiglia a famiglia, questi piatti vengono disposti con grande cura e ordine sul vassoio rituale: anche nell’estetica della presentazione si può cogliere l’importanza che la cultura coreana attribuisce al rispetto verso gli antenati.

Dopo la cerimonia, i membri della famiglia si siedono insieme per condividere il cibo offerto, compreso il jeon, e per conversare. Questa è l’immagine tradizionale delle festività coreane: nonostante la fatica della preparazione, il vero significato della jesa e delle ricorrenze sta proprio nel riunirsi, lavorare insieme, onorare gli antenati e condividere la tavola come famiglia.

Scritto da Mangia Seoul

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