Per la quinta e ultima intervista di questo ciclo di interviste per il progetto People of Korea, Incontriamo Mattia Cordiano. Tra i primi a condividere contenuti social sulla Corea del Sud in Italia sulla sua pagina Vivere in Corea del sud dal 2016, e ora professionista affermato in una azienda coreana in Italia.
Attraverso la tua pagina IG e il tuo canale YouTube racconti agli italiani com’è la vita in
Corea del Sud, ma com’è avvenuto questo incontro con la Corea?
È nato quasi per caso. Studiavo giapponese alla Sapienza di Roma, e proprio durante quel periodo
ho iniziato a incuriosirmi alla Corea non tanto attraverso K-drama o K-pop, ma grazie all’incontro
con persone coreane conosciute all’università. Mi ha colpito il loro modo di fare, in alcuni tratti
sorprendentemente vicino a quello italiano: diretto, caloroso, a volte passionale. Da lì è partita una
curiosità che si è trasformata in un percorso di vita, studio e lavoro, che mi ha portato a vivere in
Corea per diversi anni.
Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom della Korean wave in Italia, questo ha
avuto un impatto positivo anche sui tuoi social? Inoltre, al di là dei social, tu lavori per una
compagnia coreana in Italia. La moda della Corea ha dato un impulso positivo anche al tuo
lavoro?
Diciamo… sì e no. Ho iniziato a condividere contenuti sulla Corea nel 2016, quando ancora l’interesse
era piuttosto di nicchia. Nel 2020-2021, probabilmente complice anche il COVID, che ha fatto
rimanere molte più persone a casa a consumare prodotti coreani. Questo ha sicuramente portato
più curiosità generale verso i miei contenuti, ma in modo un po’ contraddittorio: molte pagine nate
da poco, anche gestite da chi non ha mai vissuto in Corea, hanno attirato molta visibilità di chi
come me, già da anni aveva dedicato tempo a raccontare l’Asia e la cultura coreana.
Detto questo, trovo stimolante il fatto che ci sia oggi così tanta attenzione verso la Corea: il mio
obiettivo non è mai stato “correre dietro agli algoritmi”, ma piuttosto offrire uno sguardo personale,
autentico e un po’ fuori dal coro. Spesso tra le persone che mi seguono ci sono genitori, che
vogliono avvicinarsi al “mondo” dei figli, oppure persone che hanno sviluppato una passione
comune con loro.
Sul piano professionale, lavorando per un’azienda coreana in Italia, ho notato un cambiamento
concreto: oggi c’è più apertura e curiosità verso la Corea anche nel mondo del lavoro, e questo ha
reso più facile creare ponti tra aziende italiane e coreane. Allo stesso tempo, va riconosciuto anche
il merito delle imprese coreane, che investono all’estero con coraggio e visione, generando
opportunità concrete anche per noi italiani che operiamo in settori come il commercio, la logistica o
l’intermediazione culturale.
Cosa ti sentiresti di consigliare ai nostri giovani follower che studiano il coreano e sognano
di poter lavorare in un futuro con questa fantastica lingua e il suo popolo?
Il primo consiglio è: non scoraggiatevi. Il coreano è una lingua affascinante ma impegnativa, e
all’inizio può sembrare una montagna da scalare. Ma con costanza e curiosità, i risultati arrivano.
Oltre allo studio teorico, vi suggerisco di cercare occasioni per “vivere” davvero la lingua: parlare
con madrelingua, partecipare a scambi linguistici, viaggiare, o anche fare esperienze di stage e
volontariato in contesti coreani. Spesso sono proprio questi contatti diretti che fanno la differenza.
Un’altra cosa importante è non idealizzare troppo: la Corea è un Paese straordinario, ma ha anche
le sue complessità. Più riuscite a conoscerla in profondità, più riuscirete ad avvicinarvi in modo
autentico, anche sul piano professionale.
Infine, cercate di costruire un profilo che unisca le vostre competenze linguistiche ad altri ambiti:
che sia il commercio, il turismo, la tecnologia o la cultura. La lingua è uno strumento potentissimo,
ma diventa ancora più utile quando si lega a una passione o a un settore specifico.
Cosa significa per te raccontare la Corea del Sud fuori dagli stereotipi? Quali sono quelli
che cerchi di “combattere” di più?
Per me raccontare la Corea fuori dagli stereotipi significa innanzitutto, raccontare me stesso e
quelle che sono state o sono le mie esperienze con questo Paese . Inoltre, uno degli stereotipi che
cerco di “smontare” più spesso è l’idea della Corea come Paese perfetto, dove tutto funziona
meglio che altrove. La realtà è molto più sfaccettata: ci sono aspetti incredibilmente efficienti, ma
anche rigidità sociali, pressioni lavorative forti e disuguaglianze che spesso chi guarda solo
dall’esterno fatica a cogliere.
Raccontare tutto questo non significa essere negativo o sminuire chi ha un sogno, ma semmai
renderlo più concreto e profondo. Il mio obiettivo non è disilludere, ma far conoscere una Corea più
reale, umana, fatta anche di sfide.
Com’è cambiata la tua visione della Corea del Sud da quando ti sei trasferito ad oggi?
Ho trovato la Corea dinamica, affascinante ed efficiente. Col tempo, però, vivendo davvero la
quotidianità e lavorando in contesti coreani, ho iniziato a vedere anche i lati meno visibili: le
pressioni sociali, le aspettative elevate, certe rigidità nel mondo del lavoro. Oggi, la Corea è una
parte di me, una seconda casa, un elemento quotidiano che mi accompagna e non è più solo un
Paese che mi affascina, ma un luogo che conosco in profondità, con cui ho avuto momenti
bellissimi ma anche difficili e che mi ha fatto e continua a far crescere.
Negli anni in cui hai vissuto in Corea del Sud quale luogo fuori dai più tradizionali itinerari
turistici hai visitato e consiglieresti a chi desidera fare un viaggio in Corea?
Inutile negare la popolarità di Seoul ma ci sono parecchi luoghi che vale la pena di visitare.
Personalmente, sono molto legato a: Gyeongju, che compare in diversi miei video e che è
comunque una meta turistica abbastanza conosciuta. Inoltre, grazie ad amici dotati di mezzi propri,
ho avuto modo di visitare Gojae, Namhae, Yeosu e d’intorni. Sono delle città costiere nella parte
bassa della Corea del Sud. Ma ci sono diverse zone che sono piacevoli per trascorrerci vacanze o
un fine settimana spensierato. Ragazzi, la Corea non e’ solo Seoul!
Grazie dello spazio e della “chiacchierata”, vi aspetto sui miei social 😀





