Danpyunsun and the music ensemble

Intervista Danpyunsun and the Moments Ensemble

Protagonisti con 6 nomination ai Korean Music Awards del 2025 e vincitori dei premi come miglior album e miglior album rock per Hail to the music (2024), Danpyunsun and the Moments Ensemble (단편선 순간들) hanno portato una prospettiva unica ed originale nel panorama indipendente grazie al loro stile e mix di talento ed esperienza.

Danpyunsun, fondatore di questa band insieme a Lee Boram, è un musicista eclettico, che fa parte della scena indipendente coreana già da molti anni e che già con la formazione precedente Danpyunsun and the sailors (2017) aveva sorpreso la scena musicale coreana.

Durante l’ultimo Zandari Festival a Seul del Settembre di quest’anno, abbiamo avuto la possibilità di incontrare la band Danpyunsun e la sua band.

Photo Vincenzo Acampora

Come vi siete incontrati e come avete iniziato a fare musica insieme

Lee Boram (pianoforte): Ho incontrato Danpyunsun per la prima volta durante le registrazioni dell’artista boil (보일). Circa un anno dopo mi ha chiamata proponendomi di lavorare insieme. Noi due abbiamo iniziato ad arrangiare alcuni brani di Danpyunsun, poi gli altri membri si sono aggiunti uno alla volta.

Song Hyunwoo (basso): A Osori Works (casa di produzione musicale) c’è un cantautore chiamato Jeon Yudong. Io e il batterista Jaejun suonavamo come session per lui quando abbiamo incontrato Danpyunsun. All’epoca non lavorammo insieme, ma durante le attività musicali con Jeon Yudong, che era anche il suo produttore, ci capitò di parlare. Gli chiesi: “Perché non fai musica tua?” e lui rispose: “Non ho ancora qualcosa da dire”. Poi pian piano gli membri si sono uniti uno dopo l’altro e si è formato l’attuale gruppo.

Park Jaejun (batteria): Io e Hyunwoo siamo compagni del corso di musica dell’Università Hanyang.

Park Jangmi (chitarra): Conosco Danpyunsun dagli inizi degli anni 2000 perché facevamo parte di una community online di un videogioco. Abbiamo debuttato insieme in una band quando avevamo circa vent’anni, facendo musica più leggera. Dopo il servizio militare abbiamo continuato a fare musica separatamente, sentendoci di tanto in tanto. Danpyunsun mi affidò anche alcune sessioni di chitarra per Osori Works, e ho partecipato a registrazioni su album di artisti come Cheon Yongseong e Seon Kwayoung. In quel periodo ho saputo che Danpyunsun aveva formato una nuova band chiamata “Danpyunsun and the Moments Ensemble” (단편선의순간들). Ho ascoltato la loro musica e mi piacque molto. Lo incoraggiai a continuare, e dopo circa due mesi mi disse: “Credo che tu debba suonare la chitarra con noi”. Sono stata l’ultimo ad unirmi al gruppo.

Danpyunsun (voce): Ho lavorato a lungo come produttore musicale. Conoscevo molti musicisti e inizialmente volevo fare un progetto solista, producendo e arrangiando tutto da solo. Ma quando ho iniziato, non mi sono divertito. Non volevo creare la mia musica nello stesso modo in cui avevo sempre arrangiato quella degli altri. Così ho messo da parte tutto e ho cercato membri. Ho lavorato con Boram per circa un anno per rifinire la musica, poi ogni tre mesi si è unito un nuovo membro.

Danpyunsun and the Moments ensemble playing at Zandari 2025

Come presentereste la vostra band a chi non conosce vi conosce?

Danpyunsun: Quando dobbiamo fare festival, promozioni o pubblicità, il problema più grande è scegliere lo slogan. Quello attuale è: “La prima linea del rock contemporaneo coreano.” Credo che una delle caratteristiche principali della nostra musica sia la fusione naturale tra folk coreano e jazz-rock.

Quali band o artisti vi hanno influenzato

Park Jangmi: Se dovessi sceglierne uno, direi HIDE, il chitarrista degli X Japan e artista solista. Da bambino era sovrappeso e vittima di bullismo, ma dopo aver scoperto il rock la sua vita è cambiata del tutto. Conoscendo la storia di HIDE ho imparato che quando trovi qualcosa che ami, la tua vita può cambiare. Lo ammiro molto.

Song Hyunwoo: D’Angelo è morto pochi giorni fa. Riascoltando i suoi album, ho pensato che facesse musica profondamente umana. Mi ha cambiato la prospettiva sul ritmo. Se devo sceglierne un artista, è lui.

Park Jaejun: Ho studiato batteria jazz fin da piccolo. Ho avuto molte influenze, ma direi Miles Davis.

Lee Boram: Ascolto molto folk, rock e jazz. Considerando non solo la musica ma anche il percorso degli artisti, direi Ryuichi Sakamoto.

Danpyunsun: Scelgo Shin Joong-hyun, il “padre del rock coreano”. Rock e jazz ci arrivano soprattutto dall’estero, anche per via della storia coloniale. Per me è importante reinterpretarli a modo nostro. Shin Joong-hyun è stato il primo esempio di affermazione identitaria in un’epoca ancora sotto influenza culturale giapponese.

Photo Danpyunsun and the Moments ensemble

Quest’anno siete la band con più nomination ai Korean Music Awards e avete vinto “Album dell’anno” e “Miglior album modern rock” con il debutto Hail to the Music. Cosa significa per voi questo risultato?

Park Jangmi: Suoniamo insieme da molto, e questo è stato il primo momento in cui il pubblico ci ha davvero riconosciuti. È stata la prova che non ho vissuto invano finora.

Park Jaejun: Ci ha confermato che la strada musicale che stiamo percorrendo è quella giusta. È stato importante per capire come andare avanti.

Lee Boram: Non è stato solo un riconoscimento alla nostra musica, ma anche una forma di sostegno alla scena indie all’interno dell’intero panorama musicale coreano. Questo lo rende ancora più significativo.

Photo Danpyunsun and the Moments ensemble

La vostra musica richiede tempo ed un ascolto attento per essere apprezzata al meglio. Pensate che questa “lentezza” possa essere una forma di resistenza culturale in un mondo sempre più veloce?

Danpyunsun: Non è facile vivere con un grande spirito di resistenza. Siamo parte della società e dobbiamo pur vivere. Ma continuiamo a creare la musica che vogliamo vedere e ascoltare da quando eravamo piccoli. Il mondo diventa sempre più comodo e immediato — basti pensare a YouTube o all’AI. È tutto a portata di mano, senza doversi sforzare. È bello, ma ci sono cose che rischiamo di perdere. Per questo abbiamo deciso di non usare basi musicali. A volte è necessario, ma solo come supporto minimo. Vogliamo che il suono venga dalle nostre mani. Crediamo che ciò che è più umano sia ciò che ha più valore. Anche se la comodità aumenta e il valore dell’essere umano sembra diminuire, l’umanità è un valore da proteggere. Speriamo che chi ci ascolta possa condividere questo coraggio.

Un tempo una “canzone” significava melodia e testo, ma oggi conta molto di più come viene messa in scena e come viene vissuta. Quindi partiamo dagli elementi base della musica, ma dedichiamo moltissimo tempo alla loro “regia”. Hail to the Music è nato così: quasi un anno di arrangiamenti in una sorta di laboratorio. Osservo sempre i membri, rubo un po’ delle loro storie e le trasformo in idee per i brani. (ride) Potrò raccontarvi di più quando uscirà il prossimo album.

Lee Boram: Ogni membro ha gusti musicali completamente diversi. Ci influenziamo a vicenda, ma il nucleo profondo di ognuno rimane intatto. Penso che proprio queste differenze creino la nostra musica.

Danpyunsun: Esatto. Persone diverse, grande apertura. È nata un’identità comune. Siamo abbastanza adulti da non litigare, ma chiederci sempre prima: “Perché pensa così?”. Così scopriamo cose nuove gli uni degli altri.

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Guardando al futuro della scena indie coreana, quali sono le sfide e le opportunità per artisti come voi che cercano di oltrepassare i confini del K-pop mainstream?

Danpyunsun: Come band autuprodotta, il nostro obiettivo principale è la sostenibilità. La diffusione è importante, ma ciò che conta davvero è poter continuare a fare musica. Per farlo servono due cose: risorse sufficienti — che si tratti di denaro, riconoscimento o profitto – e la capacità di mantenere costantemente impegno e energia.
L’equilibrio fra queste due è fondamentale.

Le band indipendenti in tutto il mondo vivono la stessa realtà: è un sistema “Low Risk, Low Return”, ma porta a risultati modesti, quindi bisogna lavorare molto.
Bisogna ampliare l’area d’attività, in Corea e all’estero. Sarebbe bello vivere solo di musica, ma è difficile. Jangmi lavora in azienda, Hyunwoo e Jaejun fanno i turnisti, io lavoro per teatro, cinema e performance. Vorremmo che tutto questo restasse in equilibrio.

Circa dieci anni fa andavo spesso in Europa — ho suonato in Francia e Regno Unito. Per un coreano esibirsi in Europa costa molto. Per questo ora cerchiamo di espanderci prima in Asia, più vicina. Se creiamo una base lì, un giorno potremo forse suonare in Italia, in Europa o altrove. Non abbiamo fretta: vogliamo avanzare un passo alla volta. Dieci–quindici anni fa era difficilissimo esibirsi all’estero, ora molto meno. È una questione di tempo. Andremo avanti lentamente ma con costanza.

Scritto da Vincenzo Acampora Carratura e Hyunsun Jeong

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